Buscar//InicioNúmero ActualArtículosDocumentosAgendaPostgradoQuienes SomosContactoLinks//
--------------------------
Revista Observaciones Filosóficas


Revista Observaciones Filosóficas

Categorías
Psicología y Antropología | Filosofía Contemporánea | Lógica y Filosofía de la Ciencia | Estética y Teoría del Arte
Literatura y Lingüística Aplicada | Ética y Filosofía Política

Artículos Relacionados


enviar Imprimir

art of articleart of articleJean-Luc Nancy e le arti plurali; Il nesso tra ontologia e estetica

Dra.  Chiara Tinnirello - Accademia Di Belle Arti Val di Noto
Resumen
Il nesso tra ontologia e estetica nel pensiero di Jean Luc Nancy
Il pensiero di Nancy è rimasto fedele al tracciato ontologico della filosofia. Ma Nancy, filosofo contemporaneo e autore di una monumentale Decostruzione del cristianesimo, considera l’Essere quale disposizione reticolare della pluralità dei corpi, come ente tra gli enti. Il primato metafisico dell’Essere sull’ente è definitivamente congedato dall’Essere Singolare Plurale. Tale primato era stato nondimeno ostinatamente sfidato, ab origine, dall’arte. L’artista infatti, a dispetto di ogni precetto ontologico, escogita entità che non onorano l’egemonia dell’Essere, bensì si sostituiscono a Lui, creando ex novo cose tecniche, artifici. Le Opere d’arte, così come le invenzioni della Tecnica, non si risolvono secondo i dettami dell’ontologia classica (si pensi alla destituzione platonica delle arti a mere copie delle idee), piuttosto inaugurano un processo ininterrotto di creazione che smentisce il Creatore e qualsivoglia Principio di produzione unico e irripetibile. L’estetica allora, pensata come disciplina che insiste sul binomio inscindibile arte/tecnica, diventa il medium indispensabile alla filosofia per comprendere la molteplicità del reale (addirittura, la sua principale espressione post-teologica). L’ontoestetica di Nancy inaugura un pensiero interamente umano delle technai.

Abstract
The relationship between aesthetic and ontology in the Jean Luc Nancy’s thought
The Nancy’s thought is yet again adherent to the ontological discourse of philosophy. Nonetheless Nancy, as contemporary philosopher and author of a monumental Deconstruction of Christianity, considers the Being as a reticular disposition of the plurality of bodies, as like as an entity between entities. The metaphysical primacy of the Being in respect to the entity is completely overcome from the Being Singular Plural. This primacy was nevertheless obstinately challenged, ab origine, from the Art. The artist however, against every ontological instruction invents some entities which don’t respect the hegemony of the Being, instead they substitute Him, creating ex novo some technical things, some artifices. The artworks, as the technical inventions, don’t resolve themselves in the rules of the classical ontology (we are thinking to the platonic destitution of arts, as mere copies of the ideas), on the contrary, they start a never-ending process of creation that denies the Creator and, at the same time, every principle of an unique and one-shot making. Consequently aesthetics, as the subject that insists on the binomial art/technology, becomes the necessary medium of philosophy in order to understand the multiplicity of the real world (maybe, the most important expression of a post-theological thought). The Nancy’s Ontoaesthetics prepares a completely human plan of the technai.

Palabras clave

Nancy, Deleuze, estetica, ontologia, singolarità, pluralità, soggettività, persona, corpo, immagine, sensibilità, arte, Muse, esibizione, creazione, tecnica.

Keywords

Nancy, Deleuze, aesthetics, ontology, singularity, plurality, subjectivity, person, body, imagine, sensibility, art, Muses, exhibition, creation, technology.


1. Ontologia sensibile. Il Singolare allora plurale


Le arti sono più antiche della religione: forse è una tesi indimostrabile, ma ha una rigorosa evidenza.
(Jean Luc Nancy, Le Muse)


Il filosofo francese Jean Luc Nancy possiede il merito indiscusso di avere innestato il medium della relazione nel corpo della filosofia. Nancy è stato capace di inventare un’ontologia plurale che non invoca la pista etica della cognizione dell’altro, già battuta da innumerevoli filosofi contemporanei, bensì insiste in un contesto eminentemente ontologico entro il quale l’Essere coincide all’origine con la pluralità degli enti; esso è l’entità sensibile della polivocità della cosa corporea.

Per fare ciò il pensiero di Nancy riprende la prospettiva Singolare dell’individualità inaugurata da Nietzsche e da Deleuze, ma complica la rete dei soggetti coinvolgendo, ab initio, gli intrecci dell’essere gli uni-con-gli-altri nell’innesto ontologico tra l’Individuum/sum e la molteplicità originaria del con-essere: l’individuo spartisce la propria estensione con altri, è coinvolto per essenza nel viluppo della relazionalità.

Verosimilmente, Nancy ha inteso raggiungere una nuova estensione della filosofia muovendo dal tentativo già percorso (da Nietzsche e Heidegger su tutti) di superare l’ontologia classica. Nancy nondimeno delinea una nuova dimensione dell’Essere afferrato in relazione ai sensi come singolarità comune e concreta, plurale e individuata. In tal modo la disposizione filosofica dell’Essere Singolare Plurale1 coincide con la concrezione apriori della socialità pre-politica dell’Essere-Con2.

All'opposto, la manenza irrelata dell’Essere inteso al singolare simulato della metafisica classica, produceva (si pensi alla filosofia Prima aristotelica) una dynamis interna all’ente individuato intrisa di unicità. L’ente svincolato dalla relazionalità sussisteva in un tempo solitario, in uno spazio chiuso, astratto e trascendente rispetto alla varietà della vita. Da Aristotele a Spinoza, fino a Heidegger, il percorso dell’ontologia sostava nel rapporto differenziale, perciò non paritetico, tra essere e ente senza mai accendere la miccia dell’immanenza relazionale entro le maglie dell’Essere stesso: questo possedeva tante facce, ma era uno: principium individuationis. Per valicare l’ontologia classica Nancy considera innanzitutto indispensabile congedare il concetto di individualità della singolarità, ossia l’idea di un individuo unico e irripetibile, indiviso perciò sciolto da ogni legame effettivo con l’altro. Tale modello di individualità propone post hoc, quale suppletivo del soggetto unico, il concetto astratto di comunità. La collettività comunitaria risolve a tutt’oggi il legame di interconnessione tra i soggetti senza spiegare l’essenza stessa della relazione pluralistica dell’essere al mondo3. Ma Nancy oltrepassa la scissione primaria tra individualità e relazionalità, così come si predispone nella communitas intersoggettiva, percorrendo la via della simultaneità ontologica tra gli Esseri. L’incontro primario tra gli enti sensibili, singolari eppure plurali, marca la soglia di questo passaggio trasfuso dall’ontologia astratta comunitaria all’Essere Singolare. Nancy pensa l’essere come sensibilità, in maniera del tutto analoga alle forme naturali che sussistono tutte nello stesso tempo senza cadere nel laccio dell’astrazione logica4. La connessione reticolare tra l’Essere e le sue molte voci5 è tuttavia possibile dacché lo spazio ontologico, costituito dal corpo sensibile, succede al tempo astratto della riflessione (della quale il “senso comune” è la ratio emblematica), così come la singolarità-concetto all’idea.

Un discorso sull’essere come Nancy lo ha generato deve allora collocare l’Origine dell’ontologia plurale nell’estensione (invece che nel tempo) e considerare la spazi-azione originaria degli enti. In essa ciò che sussiste è già espressione del coinvolgimento che distacca l’Essere dal suo ambiente e, unitamente, un’emersione paradossale di Singolarità estratta da un fondo comune6.

L’Essere nella sua tangibilità produce da sé la coesistenza tra le sue pluralità. Tale molteplicità corporea possiede un’effettività che enuncia la sua immane ambiguità. La forma sensibile è infatti esposta e correlata a un tutto che consta, senza sosta, di innumerevoli parti: l’Essere rifugge la totalità compatta dell’unicità e si accasa nella forma positiva della sua presentazione. In tal modo l’essere rassomiglia, anzi coincide con l’immagine, pura esibizione artistica di forme che non si dissolve mai in un rappresentazione generale. L’ontologia di Nancy incontrando l’immagine si fa estetica, arte di posizione e insieme postazione unica per l’essere, coinvolto nella pluralità delle sue parti.

Il fenomeno di presentazione dell’Essere coinvolge al contempo lo stile del pensatore. Il concetto implica la pagina, le parole si danno richiami tra loro, evocandosi a vicenda. La scrittura rifà i suoi concetti avviandoli alla presentazione di se stessi. L’estensione della Singolarità sulla scrittura schiude l’involucro dell’individualità soggettiva inaugurando la via della Singolarità plurale. Essa scaturisce da un Essere che è già, in sé, relazione con le sue innumerevoli parti, polivocità, cozzo correlativo di forze.

Il passo leggero del concetto in mostra, inaugurato dal toucher7 della filosofia, apre il pensiero alle plaghe morbide dei sensi, delle sinestesie, del tocco reciproco tra le immagini. Queste rimangono singole concrezioni che si collocano nella trama della scrittura senza concedere nessuno spazio al dispiegamento analitico dei concetti.

L’ontologia estetica di Nancy appare come l’arte di posare il concetto sulla tela della pagina8. Il linguaggio astratto della filosofia afferra la traccia plurale delle parole per una produzione artistica del senso. I sensi invocano i segni: ecco la pluralità delle arti.

2. La pista delle singolarità. Soggetti e Opere d’arte

Il pensatore che prima di Nancy ha avviato la pista delle singolarità, fabbricando uno stile filosofico plurimo e complesso, è stato senz’altro Gilles Deleuze, padre delle Anarchie incoronate e delle Singolarità preindividuali e impersonali.9

Nancy edificando la sua ontologia sensibile ha certamente afferrato il senso delle Singolarità preindividuali e impersonali di Deleuze. Le differenze tra i due pensatori in merito al concetto di Singolarità restano tuttavia cospicue. Deleuze, sulla scorta di Nietzsche e della sua visione Prospettica del soggetto, ha tentato di destituire la soggettività e spodestare dal trono della filosofia l’Essere stesso. Nancy viceversa, attraverso il concetto di singolarità plurale, ha inteso rimettere in movimento la portata eccentrica dell’individualità, tentando di fare parlare l’Essere al plurale. Il soggetto si mette a enunciare le molte voci dell’Essere che è.

Nancy, ancora, muovendo oltre Heidegger e la sua Storia dell’Essere intende subordinare l’Origine ontologica alla forza viva della pluralità desiderando che la natura polivoca dell’ontologia sia ammessa al pensiero anteriormente a ogni progetto filosofico anche solo nominalmente pluralista. Con una boutade: per Nancy, come pure per Aristotele e Heidegger, viene prima l’ontologia poi la filosofia. La prima deve essere capace di fondare una pista etica, estetica e politica. Senza il ripasso ontologico al crivello stereoscopico della molteplicità sensibile l’Essere Singolare Plurale non esisterebbe. Eppure la disamina ontologica di Nancy trova ricetto presso l’estetica come in nessun’altra regione della filosofia. L’Essere Singolare Plurale che ha trasposto l’ontologia fuori nella coimplicazione originaria che rimette l’Essere alla sua pluralità, abita le Immagini. Queste sono produzioni ed esteriorizzazioni della cosa, esposta nella sua pura esibizione, per questa ragione, incapace di uscire del tutto dalla propria cornice materiale e figurata10.

L’immagine sosta nella sua esteriorità, appare. L’arte in qualità di forma conchiusa è capace di comporsi nello spazio emblematico della forza correlativa tra figura e fondo della tela, tra apparizione e auto-espressione; alla stessa maniera si effettua anche l’Essere Singolare Plurale che compare solo co-apparendo agli altri e a se stesso. La manifestazione dell’Essere Singolare plurale copia l’immagine:

La comparizione come concetto dell’essere-insieme consiste nell’apparirsi: cioè nell’apparire in un sol tempo a sé e agli altri. Si appare a sé solo apparendo gli uni agli altri […], dovremo dire che si appare a sé nella misura in cui si è già un altro per sé11.

Prima della dislocazione esposta della faccia l’Essere non sarebbe visibile. L’Essere Singolare insiste, ab initio, sul suo essere visto persino da se stesso. Tale mostrarsi a sé che si esibisce è peculiare delle arti. L’opera d’arte esiste nella sua esposizione e si dona allo sguardo dello spettatore. La trasfusione del “senso dell’Essere” nell’arte, che consiste di innumerevoli spiazzamenti e spazi-azioni del significato, prelude all’incanto ontologico dell’Essere Singolare Plurale. Questo è intimo e esposto nello stesso tempo, esibito e racchiuso nella sua forma, nella sua finitezza, nondimeno aperto alla pluralità dei segni e degli sguardi, delle prospettive di sfondamento della rete corporea dell’Opera. Giacché è peculiare delle arti il fatto di rimandare oltre se stesse, al loro concetto singolo, l’Arte, ma al contempo la loro capacità di restare fisse nel raccoglimento in un oggetto, in un’unica immagine in opera. Tale mostra in una forma concreta accende la spirale dell’interpretazione senza, tuttavia, sospendere l’interezza della forma. L’opera d’arte si correla alle sue possibili impressioni sugli occhi dello spettatore sussistendo, malgrado ciò, nella sua forma originaria.

Ancora. L’atto interpretativo avviato dallo spettatore dinanzi all’opera d’arte indecidibile, esposta allo sguardo, attesta la manenza della configurazione inafferrabile che rimanda a un interiorità irreperibile, cava nel suo splendido annuncio di sé.

Plausibilmente l’ermeneutica dell’oggetto d’arte cozza con la resistenza dell’immagine che rilutta a ogni spiegazione rimettendosi sempre alla sua solida ambiguità: non esiste alcuna interpretazione se prima non urta l’opera, poiché da questa si stacca l’ombra del senso invasiva e avversa a qualsivoglia opinione individua. Piuttosto, il meccanismo interpretativo suscitato dall’esposizione fa affondare l’interprete nella visione dell’immagine obbligandolo a restare implicato nella singolarità dell’opera d’arte. Lo spettatore osservando l’immagine si ibrida con Lei restando implicato in un concerto di molteplici percezioni, in un fascio di figurazioni che non appartengono né a lui né all’oggetto, sono invece le rivelazioni simultanee delle trame del con-essere.

Per Nancy l’estetica, intesa come milieu del legame mimetico tra arte e filosofia, è pertanto il dispositivo di creazione di spazi corporei alle immagini, è la disciplina ontologica par excellence poiché concede la possibilità che ogni singola opera emerga in uno spazio di dis-locazione originario che la co-involge in una pluralità coessenziale alla sua nascita. Specularmente lo stesso fenomeno di spiazzamento e di dislocazione accade in chi guarda, avviando lo spettatore verso un’obiettivazione dell’occhio che affonda nell’intimità della visione e vi si perde12.

L’ontologia, laddove incontra l’estetica, è in grado di movimentare l’Essere per le sue produzioni nella creazione continua di apparenze.

L’ontologia plurale in divenire concerne, dunque, il binomio inscindibile arte/tecnica, implicando il concetto di invenzione dei soggetti come delle opere:

[…] “creazione” deve allora svelarsi come tecnica del mondo. Ma “tecnica del mondo” può essere solo intesa al plurale delle tecniche che non hanno né un momento originario di un fiat né quello finale di un senso. Non appena si disfa come concetto sui generis (dunque come concetto autodistruttore) la “creazione” apre sul singolare plurale dell’arte. Ovvero, l’«arte» è il nome, forse ancora provvisorio, del suo singolare plurale.13

Nel pensiero di Nancy il primato della creazione artistica possiede un carattere intrinsecamente connesso alla manenza dell’oggetto d’arte: non è solo l’artista a creare l’opera d’arte e a statuirne il senso, bensì l’oggetto stesso, capace di esibire in completa autonomia una potenza capace di innescare l’interpretazione plurale degli spettatori. È l’ermeneutica dell’opera d’arte, così come essa è percepita dallo spettatore che vi si espone, a produrre l’ontologia dell’Essere Singolare Plurale. Giacché l’essenza dell’arte è resistenza all’interpretazione che accende l’interpretazione, così come l’Essere Singolare Plurale è rete di senso che coinvolge la totalità delle singolarità senza perdere in individualità. Non v’è patrimonio soggettivo nell’arte. L’arte stessa è Soggetto (che muta il concetto di individuo, che inventa una nuova ontologia).

La pista dell’estetica è dunque la via regia per la nascita di una nuova soggettività pensata come Singolarità esposta, opera d’arte:

Nell’immagine o come immagine, e soltanto così, la cosa – sia essa una cosa inerte o una persona – è posta in soggetto: essa si presenta14.

È evidente allora che tra arte e soggetto non sussiste un legame meramente causale, come tra creatore e creatura. Arte e singolo sono invece presentazioni in Soggettiva dell’arte, immagini eidetiche del tracciato singolare dell’ontologia plurale.

Nancy monta ontologia e estetica realizzando un’ontoestetologia. Questa include entro le maglie dell’Essere oggetti che non sono enti, cose che non sono eterne, pensieri che non sono trascendenti, soggetti che non sono autocoscienti: l’ontologia plurale come estetica delle cose tecniche e delle produzioni è la traccia di una nuova storia dell’Essere, plurima, polivoca, mostrologica15.

D’altra parte la sfida dell’arte, il monstruum che fa da monito, concerne la natura puramente creatrice (senza creatori) dell’immagine che spazia/spiazza ininterrottamente il senso in immagini. Il divino insistendo sull’immagine, senza rimandare più ad una teologia della forma, inaugura il culto dei travestimenti e delle copie, il rito complesso della religione delle parti, delle Singolarità-in-Opera. L’arte dell’Essere ossia l’ontologia estetica, escogita una sinfonia plurale delle invenzioni autopoietiche. Gli artifici sono effetti della gerarchia orizzontale delle forme senza contenuto, delle apparenze senza intimità, rassegne e effigi delle Singolarità.

La tecnica dell’arte non conosce arresto, reclama, perciò stesso, un’ontologia singolare-plurale, capace di dire i diversi che ripetono il senso16. L’Essere dell’ontologia classica divenendo intrinsecamente plurimo si movimenta in un processo ininterrotto di creazione di ontologia: l’Essere Singolare Plurale istruisce un pensiero del novum capace di superare la fissità logica dell’Essere astratto dal mondo.

3. Conclusione. Le Muse e le Arti

Le Muse sono tante; tutte insieme non rappresentano un concetto predicativo di arte, bensì l’intrinseca postazione figurale, antecedente a ogni astrazione logica, del complesso politeista delle parti. L’arte è più antica della filosofia e della religione, ciò in ragione di un’evidenza pre-razionale che antepone l’immagine a qualsivoglia struttura speculativa17.

Il Paganesimo antico produceva da se stesso un’epifania molteplice di forme, coesistenti eppure diverse, correlate ma singole: gli dei, gli eroi e le Muse sono sempre in tanti. Le arti per i Greci erano numerose, nell’ipotesi minima nella quantità dei sensi dalle quali si originavano. Le Muse erano, e restano, i corpi sensibili di questa varietà politeista dell’immagine. Nancy ha consacrato a queste deità un volume sul nesso tra arte e pluralità18 immaginando la molteplicità originaria di queste figure di presentazione dell’arte come acclimatazioni del Singolare Plurale dell’Essere. L’arte dunque dai primi vagiti della civilizzazione europea è stata lo spazio emblematico del Singolare Plurale, il regno del senso che impatta i sensi (sempre plurali).

La pluralità delle Muse invalida, molto prima che la filosofia lo intenda, lo statuto unitario dell’Essere (e dell’Opera d’arte):

Ci sono le Muse, non la Musa. Il loro numero è stato variabile, come i loro attributi, ma le Muse sono sempre state più d’una. È questa origine multipla che deve interessarci, ed è anche la ragione per la quale le Muse, come tali, non sono il nostro argomento: prestano solo il loro nome, questo nome improvvisamente moltiplicato, così da dare un titolo alla domanda: perché ci sono più arti e non una sola?19.

Le arti sono plurali, sono nel numero innumerabile delle singole opere d’arte. Le Muse appaiono pertanto chances per affermare la potenza reticolare del mondo e modi di dire l’accesso intimo alla pluralità dell’origine che distingue, spezzando l’astrazione logica in innumerevoli punti dotati di carica eccentrica, le Personae. Le Muse concedono alle cose di farsi immagini, ai soggetti di divenire Singuli, all’Essere di delinearsi dall’essere-con. Tali Figure divine possiedono lo statuto di facce ontologiche del Soggetto, immagini. La sussistenza dell’arte nella complessità dei suoi Volti invita L’Io dell’artista e il Cogito dello spettatore a perdere la propria individualità per accasarsi nella casa musica20.

Le Opere d’arte infatti sostano nel perimetro dell’idea di arte esclusivamente per muovere in punti di condensazione, le Personae, la potenza invasiva dell’immagine.

Ci sono sempre più arti, giacché l’astratto dell’idea abbandona la filosofia alle sue produzioni: l’arte è plurale perché non esiste che nelle opere d’arte.

Il discorso estetico di Nancy coinvolge la complessità della filosofia che si fa immagine rinunciando all’astrazione logica del concetto (analitica) e dell’idea (spirituale).

Da questo momento la filosofia si fa arte del pensiero, i soggetti operatori dell’arte. Nuove piste si schiudono e le porte sono senza accesso, aprono su un intimo esposto, su concetti che non sono idee, bensì singolarità parlanti, nomi propri21. L’enunciare che coinvolge l’Essere in un corpo sensibile sussiste nella sua presentazione attoriale senza precipitare nella rappresentazione che pone innanzi l’Essere come un semplice objectum sul quale avviare un’indagine strumentale22. L’arte e i suoi dispositivi di presentazione dispongono la fine dell’ontologia classica costruita sul dissenso, ora sanato, tra Soggetti e oggetti, Essere e cose.

Un Essere volto è l’Essere Singolare Plurale che come l’antica maschera della tragedia greca si risolve nella sua apparenza, gioca la sua mostra, è già ciò che sarà: opera d’arte che genera se stessa23.


Dott.ssa Chiara Tinnirello
Prof.ssa di Estetica, Accademia Di Belle Arti Val di Noto, Noto (SR). Laureata presso l’Università degli studi di Catania.
Chiara Tinnirello è nata nel 1981. Si è laureata in Filosofia e specializzata in Storia della Filosofia presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Catania. Ha elaborato due lavori di tesi sul pensiero di Ernst Jünger. Attualmente insegna Estetica presso l’Accademia Di Belle Arti “Val Di Noto”, Noto (SR).
Si occupa di Estetica, Filosofia teoretica e Filosofia contemporanea, studiando le disposizioni figurali nel pensiero di autori come Nietzsche, Jünger, Deleuze, Sloterdijk. Si interessa dei legami mimetici tra arte e filosofia.
Pubblicazioni: Il teatro del concetto. Nietzsche e il dispositivo figurale, A & B, Acireale-Roma 2009.


BIBIOGRAFIA ESSENZIALE
Letteratura secondaria


Fecha de recepción: 10 de marzo de 2009

Fecha de aceptación: 14 de abril de 2009

1 Nancy, J.L., Essere Singolare Plurale, intr. R. Esposito, tr. it. D. Tarizzo, Einaudi, Torino 2001.
2 «Essere Singolare plurale: tutto di fila senza interpunzione, segni d’equivalenza, d’implicazione o di consecuzione. Un solo tratto continuo-discontinuo, che traccia l’insieme del dominio ontologico, l’essere-con-se-stesso designato come il “con” dell’essere, del singolare e del plurale, e che impone di colpo all’ontologia non soltanto un altro significato, ma un’altra sintassi. Il “senso dell’essere” non soltanto come “senso del con”, ma anche, e soprattutto, come il “con” del senso». (Ivi., p. 53).
3 Sul concetto di comunità quale milieu astratto e conflittuale della connessione intersoggettiva (e non Singolare) cfr. Nancy, J.L., La comunità inoperosa, tr. it. A. Moscati, Cronopio, Napoli 2003.
4 Per Deleuze (il cui pensiero è prossimo al concetto di “Singolare plurale” proposto da Nancy) l’essere sensibile e la natura sono così correlati: «Phisis non è una determinazione dell’Uno, dell’Essere o del Tutto. La Natura non è collettiva bensì distributiva: le leggi della natura […] distribuiscono parti che si totalizzano. La Natura non è attributiva bensì congiuntiva: si esprime nell’ “e” e non nell’ “è”. Questo e quello, alternanze e intrecci, somiglianze e differenze, attrazioni e distrazioni, sfumature e rudezze. La Natura è il mantello di arlecchino, fatto tutto di pieni e vuoti; pieni e vuoti, essere e non essere, ove ciascuna delle due cose si pone come illimitata limitando l’altra […] la Natura è precisamente la potenza, ma potenza in nome della quale le cose esistono una ad una, senza possibilità di radunarsi tutte nello stesso tempo […]». (Deleuze, G., Logica del senso, tr. it. M. De Stefanis, Feltrinelli, Milano 2005, p. 235).
5 Aristole nella Metafisica dice esattamente che L’essere si dice in molti modi. (Aristotele, Metafisica, a cura di G. Reale, ed. testo a fronte, Bompiani, Milano 2000).
6 «Presentandosi, la cosa viene ad assomigliarsi, dunque a essere se stessa. Per assomigliarsi, essa si assembra, si raccoglie. Ma per raccogliersi, essa deve ritirarsi dal suo fuori. L’essere si strappa all’essere, e l’immagine è ciò che si strappa. Porta in sé il segno di questo strappo: il suo fondo mostruosamente aperto sul suo fondo, cioè sul rovescio senza fondo della sua presentazione (il retro cieco del quadro)». (Nancy, J.L., Tre saggi sull’immagine, tr. it. A. Moscati, Cronopio, Napoli 2007, p. 24). Il volume in edizione italiana collaziona tre saggi di Nancy: Image et violence, L’image, le distinct, La représentation interdite (Éditions Galilée, France).
7 La definizione di Nancy quale toucher della filosofia viene da Derrida. (Derrida J., Toccare, Jean-Luc Nancy, tr. it. di A. Calzolari, Marietti, Genova 2007).
8 Si pensi al filosofo Manlio Sgalambro, cultore dell’Opera filosofica. Per Sgalambro la filosofia sosta sulla pagina e vi permane intatta: «[…] in realtà ogni filosofia non esiste in altro luogo che nel suo spazio. Se ci si chiede, dunque, dove esiste una filosofia bisognerà infine rispondere disperati: sulla carta come un quadro sulla tela» (Sgalambro, M., Del pensare breve, Adelphi, Milano 1991).
9 Le Singolarità preindividuali e impersonali costellano l’intera opera di Deleuze. Rimandiamo, per la sua completezza, al volume: Deleuze, G., Logica del senso, cit., in particolare, Sulle Singolarità (pp. 94-101).
10 «L’immagine è separata in due maniere contemporaneamente. È staccata da un fondo ed è ritagliata in un fondo. È scollata e delimitata. Lo scollamento la toglie e la porta in avanti: ne fa un “davanti”, una faccia […]». (Nancy, J.L., Tre saggi sull’immagine, cit., p. 40).
11 Nancy, J.L., Essere Singolare Plurale, cit., p. 93.
12 «Un sentire s’intensifica, s’ipertrofizza, o si demoltiplica, assume valore per sé (vale a dire, esattamente, che il mio “sé” vi si perde). È qui che le arti sono possibili». (Nancy, J.L., Le Muse, tr. it. C. Tartarini, Diabasis, Reggio Emilia 2006, p. 146).
13 Nancy, J.L., ivi., p. 51.
14 Nancy, J.L., Tre saggi sull’immagine, cit., p. 19.
15 «L’immagine è dell’ordine del mostro: monstruum è un segno prodigioso che avvisa (moneo, monestrum) di una minaccia divina». (Ivi., pp.19-20).
16 A tale proposito pensiamo all’Ontologia polivalente auspicata da Peter Sloterdijk. Questi inaugura una filosofia dell’artificio capace di assolvere il compito de-polemizzante di dare accesso alle technai nel pensiero. Come Nancy, Sloterdijk rifugge il paradigma monologico dell’ontologia classica rimettendo il pensiero alle sue produzioni e gli oggetti alla loro nascita naturalmente artificiale. (Sloterdijk, P., Non siamo ancora stati salvati. Saggi dopo Heidegger, tr. it. A. Calligaris e S. Crosara, Bompiani, Milano 2004).
17 Rimandiamo all’epigrafe di apertura del presente lavoro.
18 Nancy, J.L., Le Muse, cit.
19 Ivi., p.19.,corsivo mio.
20 «Io divento blu nel ritratto di Olga, io divento la dissonanza di un accordo, un passo di danza. “Io” non sono più io. Cogito diventa imago». (Nancy, J.L., Tre saggi sull’immagine, cit., p. 44).
21 L’espressione è stata escogitata da Gilles Deleuze per definire le Singolarità preindividuali e impersonali delle quali Nietzsche si fa portavoce montando in figure (Apollo, Dioniso, Zarathustra) il proprio pensiero. Tali figure inaugurano un pensiero artista. Per l’approfondimento sulla presenza delle “figure del pensiero” nella filosofia di Nietzsche, pensate di concerto con il nome proprio deleuziano, mi permetto di rimandare a: Tinnirello, C., Il teatro del concetto. Nietzsche e il dispositivo figurale, A&B, Acireale-Roma 2009.
22 Ci riferiamo al concetto heideggeriano di Vor-stellen quale porre-innanzi l’essere come ente, frutto del “pensiero calcolante”. L’essere come ente, invocato dalla rap-presentazione, (per noi) viene finalmente superato da Nancy. Se, infatti, l’essere coincide con la sua esibizione, se l’essere è opera d’arte, allora, siamo noi a essere guardati dall’opera, a subire la sua esposizione. L’ontologia classica, e la gnoseologia conseguente, dovrà essere rivista alla luce di questo sguardo esposto invocato dall’ontologia plurale delle concrezioni artiste del pensiero.
23 «L’opera d’arte, dove appare senza artista, per esempio come corpo, come organizzazione (corpo degli ufficiali prussiani, ordine dei gesuiti). In che senso l’artista è solo uno stadio preliminare. Il mondo come opera d’arte che genera se stessa». (Nietzsche, F., in Heidegger, M., L’origine dell’opera d’arte in Sentieri interrotti, tr. it. P. Chiodi, La Nuova Italia, Firenze 1968, p. 221).
Revista Observaciones Filosóficas - Nº 8 / 2009


Director: Adolfo Vásquez Rocca | Revista Observaciones Filosóficas © 2005 -   DanoEX